OLTRE IL LIMITE

Noi il digital divide lo vogliamo vincere. Perché un Paese moderno, europeo, tra le dieci potenze del mondo, non può avere differenze gravi ed eccessive tra pezzi di territorio che hanno accesso a tecnologie e e servizi, e altri che restano al palo. Lo abbiamo detto n volte e siamo piuttosto stanchi anche di ripeterlo.

I fronti del divario digitale sono almeno tre e nei territori montani mancano reti veloci fisse, mancano segnali per la telefonia mobile, la tv non si vede. I tre elementi si intrecciano ma pochi li leggono congiunti. E così poco si sta facendo, con situazioni nei territori montani che peggiorano. Stato percepito più lontano, cittadini arrabbiati con gli operatori, rischio e problemi. E si sa, le percezioni superano anche il reale. Molto finora non ha funzionato. Basti guardare al Piano banda ultralarga del 2006 in una tragica, non certo comica, situazione di stallo, di blocco, di inefficacia, con pochi Comuni scavati e serviti, fibra ottica non utilizzata, contratti non fatti. Quando sarebbe bastato dotare i territori di una buona rete pubblica FWA, wireless, rilegando in fibra le torri di trasmissione. Il Piano BUL per i territori montani non è stato efficace e i Sindaci sono giustamente arrabbiati. Sul nuovo, presentato qualche giorno fa dal Sottosegretario Butti, occorrerà capire lo svolgimento. Non mettiamo argini alla fiducia. Il passato pesa molto, è stucchevole ma lavoriamo sul futuro.

Sulla tv che non si vede, stiamo andando malissimo dopo il cambio delle frequenze del nuovo digitale terrestre, con impianti di proprietà pubblica – di Comuni, Comunità montane, Unioni montane – dismessi e non aggiornati. Solo 2,5 milioni di euro di fondi pubblici investiti finora, nel 2022, e necessità di altre risorse per alimentare un sistema di impianti che molti manco sapevano esistessero. Erano invece Vitali. Un caos vero, ulteriore, da 20 mesi a oggi, che ha portato proprietari di case e di seconde case nei Comuni montani a dotarsi per forza di parabola e tvsat, con costi notevoli e di certo superiori a quelli per un decoder. Nuove sperequazioni crescono, tra aree urbane che hanno e territori montani che non hanno. Pochi se ne accorgono, e quel “patto” sinergico che auspichiamo non può e non deve fallire.

Sulla telefonia si compie invece in queste ore una tempesta perfetta. Mentre l’opinione pubblica si spacca tra favorevoli e contrari all’aumento dei limiti elettromagnetici del 5G (come sui vaccini e sulle infrastrutture, senza che l’opinione pubblica abbia in mano elementi scientifici, bensì basandosi su onde emotive e anche millantatori interessati) il Paese è sempre più povero di segnali telefonici nelle aree rurali e montane. Uncem sta mappando queste aree. Dove il telefono non prende. O funziona male, a scatti, con celle piene, con situazioni ai limiti della sicurezza. Certamente gli operatori e anche Uncem hanno sempre detto che il passaggio al 5G va fatto, che i limiti vanno aumentati (siamo i peggiori in Europa, nella morsa di chi guarda nello specchietto retrovisore e anche di Sindaci che vogliono restare, non so perché, nel piccolo mondo antico), che siamo su questo tra i più arretrati del mondo senza veri efficaci motivi. Abbiamo detto che inutile lamentarci di divari digitali e poi dire no a impianti, a nuovi pali, a portare i limiti al livello francese. Abbiamo detto alle Soprintendenze che dire no a un palo per noi è un problema di diritti, prima che di paesaggio. E non si stanno, con quel no, tutelando i diritti del paesaggio, bensì mandando in crisi chi vuole vivere o lavorare sui territori e ha bisogno di segnali. Tutto vero. Abbiamo detto questo e lo ribadiamo con grande serenità. Ma diciamo anche che qui, di investimenti per nuovi segnali e ripetitori sui territori ne servono di più. Gli operatori attendono i piani del PNRR che auspichiamo possano da risposte anche alle aree montane nei piccoli Comuni.

L’aumento dei limiti può andare in questa direzione. Deve andare in questa direzione. Occorre monitorare, affinché opportuni investimenti vengano realizzati. Non solo in città dove è più semlice! E più remunerativo. Anche nelle aree rurali e montane, il 55% del Paese, l’85% se includiamo aree extraurbane, a forte vocazione agricola, fuori dalle cento città italiane. Investimenti sulle reti servono nei 7000 campanili.

Di investimenti degli Operatori ne servono di più. Ne vorremmo di più. Tim ha recentemente diffuso una mappa del 5G, degli impianti, dove apprezzo vi sia Lanzo Torinese, che è tra i pochissimi Comuni delle valli alpine ad avere un segnale. Bene, è un modello. Anche Vodafone e Wind Tre hanno validi esempi. Ora però dagli esempi occorre passare a qualcosa di più. A investimenti seri e duraturi.

Il 4G manca in troppi pezzi di montagne italiane. Manca in troppi pezzi di Italia. Non possiamo aspettare, non possiamo perdere altro tempo.

Abbiamo detto che: come Uncem siamo favorevoli all’aumento dei limiti da 6 a 24vm, che vogliamo impianti di diffusione nei nostri paesi, in tutti i Paesi, che aiutiamo i Sindaci a capire che non devono avere paura. Che non devono però lamentarsi per il divario digitale crescente, e poi dire no alle nuove tecnologie anche con opportune evoluzioni normative. Abbiamo anche detto, sempre detto, che lo Stato deve investire dove il privato da solo non arriva. Come avvenuto, caso unico, con la Regione Emilia Romagna che ha fatto la sua parte. E altre Regioni devono seguire l’esempio. Non perdano tempo. Abbiamo ricordato agli smemorati che nel 2020 erano stati previsti in legge di bilancio 1,5 milioni per tralicci per la telefonia mobile, che poi sono stati dimenticati e non spesi. Pur pochi, sono un segnale. Agganciamo li altre risorse. E non si dica “il PNRR mette già altro”.

Gli operatori della telefonia investano dove non vi è segnale. Facciano piani seri nelle aree montane, rurali, agricole, come alcuni già hanno fatto con impianti simili a quello di Lanzo. Non serve solo attendere l’aumento dei limiti per il 5G, pur importante. Noi facciamo la nostra parte, oltre ogni forma conservatrice di lobby – troppe e pelose, antipatiche e inutili – oltre ogni mistificazione scientifica e oltre ogni sciatteria dei sistemi che sui territori operano. Siamo Istituzioni e siamo Stato, con i Comuni, dunque ci affidiamo alla scienza, ci fidiamo dei piani, degli investimenti, degli impegni di politici e imprese che non snobbano le aree montane, il 50 per cento del Paese. Dove il digital divide è un’emergenza in crescita, drammatica. Da vincere.

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