PER NON RESTARE NEL PICCOLO MONDO ANTICO

La data è fissata. Don Gabriel Scripcaru farà l’ingresso ufficiale a Fiano domenica 28 settembre pomeriggio. Mancano due mesi ma la macchina organizzativa per accogliere il nuovo parroco di Fiano, Vallo, Monasterolo, Varisella si è già messa in moto. Cori insieme, prima di tutto, liturgia semplice, moderna, senza troppi incensi e fronzoli: verso tutti e per tutti. Senza distinzione tra credenti e non credenti, come insegna monsignor Derio Olivero, Vescovo di Pinerolo. Tutti invitati, tutti protagonisti, senza distinzioni. Accolti.

Sarà un ingresso unico per tutte e quattro le parrocchie. E questo fa discutere. Il sacerdote già viceparroco a Ciriè sarà pienamente operativo da inizio settembre. A Robassomero ci sarà invece don Alessio Toniolo, che “allarga” dunque l’impegno dal Ciriacese. A Cafasse confermato don David Duò. Don Gabriel avrà accanto don Domenico Busso, don Fabio Volo, “veterani dell’altare”, presenze sicure e generatori di comunità esperti. Ma anche il diacono Domenico Nardella, lo snodo verso Caritas, impegno sinodale, rigenerazione territoriale. Famiglia per le famiglie, l’essenza del diaconato. Nardella il vero punto chiave, braccio destro per l’impegno pastorale ed ecclesiale di Don Gabriel. Come essere lievito di nuovo fermento, di “primavera della Chiesa”, di sinergia tra le comunità, di scambio di energie verso il futuro. Di Sinodo. Veloce e dinamico. Le parrocchie sono ancora quattro ed è quasi certo che dopo il 28 settembre saranno necessarie, decisive e importanti cerimonie “di paese”. Non per esaltare i campanili, quanto invece per rendere gli ingressi nelle quattro parrocchie, finora ben distinte secondo l’organizzazione della Diocesi e della CEI, più profondi e radicati dentro i paesi. A Fiano il 28 settembre ci saranno tutti i Sindaci e tutte le bande musicali, tutte le autorità e le comunità insieme, ma è chiaro che – anche per motivi logistici e dimensione della chiesa – il vero punto per Don Gabriel sarà “farsi prossimo”, da ottobre in poi, a ciascuno nelle quattro comunità, dove esistono quattro Consigli pastorali parrocchiali (sin dagli anni Settanta e dalla modernità della Chiesa torinese voluta da un Profeta come il Cardinale Pellegrino), e quattro Consigli per gli Affari economici. Metterli in relazione è questione organizzativa ed ecclesiale allo stesso tempo.

Distinti ma uniti è una chiave sinodale che la Chiesa nel Ciriacese deve affrontare. Come ricorda sempre don Toniolo, il territorio deve far dialogare tutte le Unità pastorali da Venaria alle Valli di Lanzo, al Ciriacese, sino all’Alto Canavese. Come dargli torto. Qui servono uomini-preti che sappiano coinvolgere fino in fondo i laici – e il piede giusto degli ingressi parrocchiali, dal 28 settembre in poi, è decisivo – e superare i campanilismi in una logica di comunione. “Camminare insieme” era già, dalle parti dell’Oltre Stura, lo slogan di “Una strada per cinque paesi”, giornalino anni ’60 ma modernissimo, ciclostilato e diffuso capillarmente tra Vallo, Monasterolo, Cafasse, Fiano, Varisella. Segni dei tempi? No, futuro. Pensando che da quella “strada” nacquero figure di altissimo livello per la chiesa oggi, come Monsignor Piero Coda, cafassese, tra i più grandi teologi del mondo.
La comunione (per la Chiesa e per la casa) sarà la cifra del mandato di Don Gabriel, c’è da scommetterci. E siccome la comunità è sempre una sola, le maggiori sinergie tra la Chiesa particolare delle sei parrocchie, dovrà contagiare di più e meglio i Comuni, le Filarmoniche (già avanzate nella collaborazione), tutte le associazioni, le scuole, le imprese. Punti fermi del futuro che la Chiesa vive affrontando, pure Lei, crisi climatica e demografica. Piramide rovesciata nella quale i preti non sono più “vertice decisionale”, unico e in affaticata talare, fondamentali e onnipresenti, bensì parte attiva della comunità viva. Dove laici, famiglie, anziani, consacrati e non, generano e attivano percorsi insieme. Lo scriveva nel 1965 il Concilio Vaticano II, preso sul serio in questo pezzo di Diocesi che si chiama Oltre Stura – non a caso il cardinale Pellegrino arrivò a Vallo nel 1977, precisa scelta della comunità della (oggi) Venerabile Maria Orsola Bussone -, dove la media dei Cristiani che entrano in chiesa la domenica, la sera e al mattino, per messe e preghiere (anche su Zoom, come fa Vallo) è piuttosto alto. Ben più di Torino Città e di tanta Diocesi di San Massimo. Il Cardinale Repole lo sa bene. E lo sanno i vertici della Diocesi, che qui si “vive bene” e la comunità fa la differenza. Unire è una esigenza, generando coesione. Oltre i campanili, con i campanili, tutti protagonisti. Dal 28 settembre, il passo giusto, da proseguire sul cammino. E non rimanere nel mondo antico. E nelle solitudini.
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