SE LO SVILUPPO NELLE GREEN COMMUNITY DIVENTA SPAZIO DI RELAZIONE. ED ECONOMIA
Di seguito, il saggio che ho pubblicato su invito dell’Amico Andrea Cerrato nel secondo volume “Economia delle Relazioni”.
“In bici tra lago e monti” è l’itinerario che l’Unione montana Garfagnana sta realizzando nell’ambito della Green Community. Il piano si chiama “Garfagnana Green Land”. La Valsugana e Tesino ha invece un obiettivo chiaro nella sua Green Community: valorizzare il vasto patrimonio malghivo di proprietà pubblica, “in particolar modo in chiave di ospitalità agrituristica, escursionistica e di turismo didattico, attraverso la creazione di una rete tra i gestori, i servizi turistici e gli enti locali, fornendo le basi per la definizione di una Destinazione Turistica Malga”. Per lo “sviluppo di prodotti e servizi che rendano attrattivo il territorio nel periodo invernale puntando sulla possibilità di praticare sport anche senza la presenza di impianti di risalita”.
Nella Valtellina di Morbegno, sono previsti “interventi migliorativi del patrimonio comunitario ed integrazione energetica della rete di mobilità lenta” ma anche la realizzazione di una pista ciclabile in fregio al fiume adda e al torrente Tartano nel territorio comunale di Talamona.
Sono alcuni dei progetti di 40 territori italiani che stanno lavorando per la realizzazione della Strategia nazionale delle Green Community. È nata nel 2008, su proposta dell’Uncem, l’Unione nazionale dei Comuni e delle Comunità montane e ha trovato 135 milioni di euro di finanziamento nel Piano nazionale di Ripresa e resilienza.
Strategia è pianificazione, di territori che affrontano la crisi climatica ed energetica, sociale ed economica. Montagne moderne, le definisce Uncem che riunisce da anni, a Treia e a Santa Sofia, in Appennino ogni anno, i Sindaci di oltre 800 Comuni italiani, per quasi un milione di abitanti complessivi, che stanno lavorando sulla Strategia. 200 i progetti presentati a valere sul PNRR nel 2022: aree omogene territoriali, più Comuni insieme, solitamente riuniti in Unioni montane di Comuni o Comunità montane. Le Green Community non sono nuovi Enti o nuove strutture amministrative e non sono da confondere con le “comunità energetiche”, anche se queste ultime possono farne parte.
Un percorso strategico che ha due elementi centrali ovvero il lavoro insieme tra Comuni che superano i campanilismi, perché la crisi climatica e le conseguenti scelte amministrative e di investimento non seguono i confini amministrativi. Molti progetti puntano tutto sul bosco, il 38% della superficie del nostro Paese, e fanno bene visto che le filiere forestali hanno potenzialmente 6.000 nuovi posti di lavoro qualificati e per giovani”. Ma le Green Communities non sono solo foreste. Sono acqua, rifiuti, turismo, agricoltura, mobilità, innovazione e digitalizzazione, risparmio energetico e produzione di energia da fonti rinnovabili. Tutto questo, dal Monviso alle Madonie, cinque aree solo in Sardegna, dai Nebrodi alla Valtellina di Sondrio in una visione integrata. Solitamente e anche tutto il PNRR è incentrato su una visione di singolo Comune, che fa una singola cosa. Affrontare le crisi climatica ed energetica vuol dire invece fare azioni e progetti in più ambiti che sono collegati tra loro. Per questo serve una strategia. Che sia di comunità. Dunque che coinvolga gli Enti locali, i Comuni insieme, ma anche imprese, scuole, associazioni, pro loco. Le scelte fatte, i progetti realizzati hanno un ritorno, riducono emissioni e CO2. La Strategia delle Green Communities è per tutti. 200 i progetti presentati da territori italiani sul PNRR, 40 finora quelli finanziati. Diverse le Regioni che stanno aggiungendo risorse economiche a quelle nazionali.
Il turismo è pezzo portante di molte Strategie territoriali.
Alcune si misurano ad esempio con il tema assai rilevante di gestire gli impatti del riscaldamento globale sulla forma più impattante di utilizzazione turistica dei territori montani realizzata dall’industria della neve, proponendo alternative sul fronte della fruizione ambientale e delle nuove modalità dell’outdoor recreation per gestire tanto la riconversione di stazioni “spiazzate” dal cambiamento climatico quanto il sostegno allo sviluppo di nuove economie del turismo sostenibile in territori rimasti ai margini o caratterizzati da modalità di fruizione di più modesta intensità d’uso, come quelli delle seconde case anche proponendo modelli innovativi di gestione del patrimonio costruito in funzione della ospitalità. Da evidenziare la relazione di molteplici strategie d’area con la politica dei Cammini e con il Piano Nazionale dei Borghi del Ministero della Cultura e con quella per le ciclovie del Ministero delle Infrastrutture.
Ripensare il turismo in chiave green (e smart, intelligente) vuol dire confrontarsi tra Comuni insieme sulle modalità di offerta e proposta all’esterno del proprio territorio. “Non c’è turismo senza felicità delle comunità”: il rischio è rendere tutto destinazione o prodotto e non avere, nei piccoli Comuni montani, abitanti. Numeri di arrivi e presenze in crescita ma poi la comunità non c’è più, non ci sono i bar e gli esercizi commerciali. Tutto può trasformarsi in finto, finzione organizzata per chi arriva, un po’ di folclore da “riserva indiana”.
Si evita questo processo involutivo dei territori proprio ripartendo dalle comunità che vivono i paesi, che li scelgono ancora, che vogliono abitarci tutto l’anno. Costruiscono accoglienza scegliendo anche la formazione, immaginando relazioni e aperture concrete verso i flussi. Da e per le aree urbane, non solo “in discesa”, ma anche a salmone – per dirla con il sociologo Aldo Bonomi – che portino nuove economie sui territori montani.
Sono dunque percorsi nuovi che interpretano le grandi sfide. Non sono progetti di un élite o che cambiano in modo forzoso i comportamenti individuali. La Green Economy già tocca migliaia di imprese italiane, come scrive il Rapporto Green Italy. E ora riguarda tutte le comunità. Gli Enti locali fanno scelte che devono agevolare i cambiamenti. Coinvolgere la comunità è il solo modo per democratizzare la green economy e affrontare la crisi climatica come scrive Papa Francesco nella Laudate Deum.
Diventare Green Community è un percorso per tutte le montagne italiane. 200 progetti ci sono e altri si aggiungeranno. La crisi climatica nelle montagne del Paese è arrivata prima. Ma qui c’è stata, negli ultimi dieci anni la lungimiranza di capire che senza la comunità, senza la partecipazione di tutti, non si affrontano le transizioni e i salti in una nuova epoca. Tanti Sindaci ci stanno lavorando. Non sono eroi del cambiamento o della green economy. Sono artefici di processi che favoriscono anche il neopopolamento dei territori montani. Nuove comunità e nuove economie generative, nelle quali prevalgono fiducia e comunione. Relazioni tra pubblica amministrazione e imprese, terzo settore e accademia. L’Italia ne ha grande bisogno per fare l’Italia, che include tutti e supera disuguaglianze accorgendosi di essere un Paese fatto di paesi che camminano insieme.



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