RIGENERAZIONE URBANA E TERRITORIALE. PERCHÈ CI RIGUARDA PROFONDEMENTE

Di seguito la prima parte del saggio sulla “Sostenibilità territoriale” nel volume, edito da Donzelli, “Rigenerazione urbana e territoriale”, curato da Giampiero Lupatelli e Antonio De Rossi.

“La sfida urgente di proteggere la nostra casa comune comprende la preoccupazione di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale, poiché sappiamo che le cose possono cambiare. Il Creatore non ci abbandona, non fa mai marcia indietro nel suo progetto di amore, non si pente di averci creato. L’umanità ha ancora la capacità di collaborare per costruire la nostra casa comune”.

Siamo all’inizio della Laudato Si, dieci anni nel 2025, uno dei testi più potenti di Papa Francesco. Quando penso a cosa sia per i territori la sostenibilità, guardo qui. Tra quelle righe di Francesco che si fa ancora una volta Francesco. Mostra le sfide, delinea il percorso, lancia un monito che è un grido come quello che nella ferita del costato, dal corpo piagato si staglia verso l’Alto. Guardo e leggo quelle parole per comprendere meglio dove siamo, cosa stiamo facendo, cosa sta cambiando, perché intrecciare cura del Creato e riduzione delle disuguaglianze è ancora la chiave del presente e del futuro. “La salvaguardia delle risorse ambientali non rinnovabili costituisce una sfida globale da affrontare e risolvere nell’interesse delle generazioni presenti e future; occorre diffondere una cultura della sostenibilità che sensibilizzi a concorrere alla protezione del pianeta mediante azioni quotidiane”, ripete dall’altra parte del Colle Sergio Mattarella. È un eco tra Santa Sede e Quirinale che risuona costante, da anni. Entrambi rilanciano, insistono, chiedono coerenze e concretezza.

Si rivolgono a noi. In fondo, quando un grande leader carismatico parla, si rivolge a tutti e tutte, senza distinzione. Con intelligenza e impegno, quella Laudato Si, come la Laudate Deum, come le parole del Presidente della Repubblica sono fino alle virgole, agli spazi, ogni parola per chi vive sui territori. Non solo per chi ha responsabilità o mandati elettivi, o incarichi speciali, o “si occupa di ambiente”. Cosa sia la sostenibilità territoriale lo impari passo dopo passo. Si intrecciano una dimensione territoriale e una verticale, di azione nello spazio e nel tempo. È così anche nell’Enciclica “sulla cura della casa comune” che sorprese tutti. Dagli ambientalisti, ai Sindaci, ai Capi di Stato, ai Vescovi. Nel tempo dell’azione. Di ieri, del novecento, dell’oggi e di domani. Cosa sia capace di restare, come siamo capaci di agire per dare senso all’azione personale e comunitaria, per esserci ancora. Come vogliamo rendere vivo e trasformare una porzione di territorio dove siamo nati, cresciuti, abbiamo imparato, da dove siamo scappati e arrivati. Nel tempo del domani che deve “mantenere” quanto ci è stato affidato, un po’ di quelle risorse. Lo vedo nel figlio. Senza nessuna paternalistica azione di monito, in lui rispecchi quanto fai e come agisci. Per il suo domani e poi ancora. Lo scorrere inesorabile del tempo, induce a riconfigurare le azioni per chi cresce con te e trasmetterà il tuo agire. In una casa del villaggio, del paese che fa il Paese. “Ormai non si può parlare di sviluppo sostenibile senza una solidarietà fra le generazioni”, scrive Papa Francesco.

È il punto fermo di questa parola che poi sono due diventando una. Per essere ancora più concisi, ma caldi: ambiente e uomo. Quanto mi sento, personalmente e con te chiamato a dare una opportunità di futuro al luogo dove vivo, all’acqua che bevo, alla casa che ho costruito, al lavoro dove arrivo, alla famiglia che amo, è “sostenibilità”. Costruire ancora futuro.

Lontani da ogni retorica, colpiva molto quel professore che spiegando la Divina Commedia a una classe terza del liceo, diceva con forza: concentratevi sul processo, sulla dinamica di viaggio, sugli incontri nello spazio, sulla pianificazione di un percorso. Non già sulle metafore e sulle rime, sulla parafrasi o sulle figure retoriche. Il futuro del domani e ancora che è un viaggio in un luogo – non uno spazio – che è territorio dove identificare la sostenibilità nell’incontro che ti cambia e trasforma nelle radici.

Per stare ancora alla Laudato Si, curare l’ambiente non come mera vicenda programmatoria, bensì come “atto d’amore per il fratello” che già Francesco aveva visto quale destino. Dove sei e dove ti trovi, senza sprecare un attimo senza buttare il tempo, senza passare oltre non accorgendosi che la “giustizia” è vita insieme oltre ogni differenza, distanza, limite. Costruire ancora futuro dove si è chiamati senza evitare di essere spersi nelle solitudini che cancellano ogni speranza.  [continua sul volume]

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